Cristiano Nattero
kr1zz | 28 Settembre, 2007 16:33
"Cosa posso fare io?"
Te lo sei chiesto quando hai scoperto che in Birmania (è questo il nome corretto) una dittatura militare riduce i diritti umani ai minimi termini?
Io direi: informarci, criticare, firmare e diffondere, sei d'accordo? Ma occorre coraggio, se non ne hai smetti di leggere qui.
Da quanto tempo pensi che esista la dittatura militare in Birmania? E quanto tempo pensi che servirà a risolvere il problema? Basterà impegnarsi un giorno o due per cambiare le cose?
Con queste domande ben chiare in mente, vediamo da dove iniziare.
Informarci, è faticoso ma necessario ed è già tanto.
Buone risorse sono PeaceReporter, PeaceLink e MISNA, sempre ottimi siti per rimanere aggiornati. La situazione è però tale che persino Punto Informatico ne parla, segnalando due testate web gestite da giornalisti birmani esiliati: The Irrawaddy o Mizzima.
Criticare, e iniziare a farlo da noi stessi: cos'abbiamo fatto per combattere il regime militare birmano in questi decenni? Dobbiamo essere critici anche quando compriamo: da dove viene il teak dell'armadio nuovo o di quel bel parquet? Quante e quali armi hanno comprato, quanti attivisti hanno messo a tacere e come, coi soldi guadagnati dalla sua vendita? Se queste domande non ci lasciano insensibili allora abbiamo fatto un altro bel passo avanti.
Firmare le petizioni è il prossimo passo.
Costa poco, forse serve poco ma non farlo proprio serve ancora a meno. Ne segnalo alcune:
E infine, diffondere l'informazione
Abbiamo fatto nostro il problema, l'obiettivo ed il metodo? Allora possiamo uscire allo scoperto, diffondere le informazioni che abbiamo acquisito per renderle più importanti. Possiamo usare i nostri blog e l'email, oppure farlo in modi più clandestini. Luca Kocci suggeriva di lasciare i numeri vecchi delle riviste eco-pacifiste nelle sala d'attesa in preda alla noia la gente legge di tutto, perché non una copia di Adista, di Carta o di Altreconomia? Partecipare alle manifestazioni di piazza è un altro modo di portare allo scoperto il problema. E se i nostri politici continuano a non accorgersene informiamoli direttamente perché si occupino davvero del problema!
Lo stimolo a scrivere me lo hanno dato Marina, Matteo, Maurizio, kOoLiNuS e dinogen ma queste sono solo una goccia delle cose che possiamo fare: avete altre idee?
Cristiano Nattero | 30/09/2007, 20:52
Ciao Luca, grazie del commento.
Buona l'idea del boicottaggio, me ne ero dimenticato, l'avevo letto alcuni anni fa in un catalogo del CTS (anche se poi qualche pagina più avanti proponevano dei viaggi lì...). Per quel che ne so io penso che sia ancora valida, ti pare?
OCCASIONE vendesi laureando in ingegneria informatica, come nuovo, ottime condizioni, socievole, molto impegnato per un mondo migliore, poco incline a lavori ripetitivi ma capace di impegnarsi giorno e notte se opportunamente motivato; atletico se non infortunato, ottimo affare, solo referenziatissimi, astenersi perditempo. Rivolgersi in agenzia Rif. Cristiano Nattero scrivere a:
cristiano --DOT-- nattero -- AT -- gmail -- DOT -- com
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Turismo
Luca Brivio | 29/09/2007, 17:35
Il vecchio boicottaggio del turismo in Myanmar è utile o no? Nel primo caso sarebbe una priorità (vedo che molti Italiano visitano il Myanmar...).
Comunque, specie per chi è lontano come noi, la prima cosa da fare è cercare fonti di informazioni le più disparate possibili.
Altrettanto importante è continuare a tenersi sempre informati (anche se in modo incompleto e frammentario, a seconda delle possibilità e delle risorse di ciascuno), soprattutto su ciò che avviene nei paesi di cui i media non parlano. (Ora però approfittiamo che del Myanmar stanno parlando, e cerchiamo di andare oltre quel poco che ci è propinato nelle immagini dei telegiornali)